domenica 16 dicembre 2012

DECIMA PUNTATA

DECIMA PUNTATA ...L'ILLUMINAZIONE NATALIZIA

“These towers are the "vetetzè", it is like in New York...”. Faccia perplessa. “You know, the 11 of September, Bin Laden...”. Suona quasi familiare, ma la faccia rimane perplessa: “How many towers?”. “Two, but one is very short, do you see?”. Guardi in su e vedi un paio di luminarie che corrono in diagonale fino alla punta di una torre-grattacielo. “But this place is called "betetzé", right?”. Punti in orizzontale, disegnando cerchi nell'aria. “Yes, it is the first shopping mall in Ljubljana. Before it was very popular, but now there are also others. Originally, it was a big storage”.

In effetti questo “betetzé” è un complesso grande: è un ex-interporto riadattato a zona commerciale. I capannoni e i vari padiglioni hanno conservato i codici originali (A1, A2, A3,...) e – in alcuni casi - la forma del tir agli ingressi. Tutto è moderno e gradevole. All'interno di alcuni padiglioni ci sono vari negozi, altri invece – tipo Zara, Bauhaus, il cinema Kolosej, un ristorante argentino – hanno invece una struttura propria.

E tu sei lì alla ricerca di un negozio Alpina, un marchio che suonerà familiare agli appassionati di sport invernali: è un'azienda slovena che produce calzature e materiali per lo sci. Studi le mappe: il negozio è vicino all'ingresso A1 nello spazio 34, cioé dalla parte opposta al bollino rosso. Attraversi il centro commerciale non popolatissimo nonostante la pioggia di sabato pomeriggio: negozi più o meno famosi si alternano, tutti sostanzialmente deserti ad eccezione dei bar, abbastanza gremiti. Gli sloveni non si smentiscono mai: dategli un bicchiere e lo berranno. Arrivi allo spazio 34, di fronte all'ingresso A1. C'è un'agenzia viaggi. Controlli la mappa davanti all'ingresso A1, nello spazio 34 c'è scritto “Alpina”. Entri, la commessa sbianca: “Non so...Sto rimpiazzando una collega, è il primo giorno di lavoro...Aspetti...Non saprei...No, nono stata io, non c'ero e se c'ero dormivo...". Comincia a tremare. "Vai al punto informazioni” sussurra abbozzando un sorriso. Devi tornare al punto da dove sei arrivato. In base a una logica tutta slovena, il punto vendita è in un punto imprecisato in mezzo al padiglione. Le mappe non ne sanno niente.

E perché mai stai puntando un negozio Alpina? Perché o sono impazziti, o hanno bisogno di liquidità, o le tv di Mediaworld han fatto scuola: in piena stagione invernale han lanciato un “prendi due paghi uno” (l'articolo più costoso) niente male, grazie alla quale tornerai a casa con un paio di stivaletti per lo sci di fondo e un paio di scarpe per camminare. Prezzo ulteriormente ridotto da un prezioso co-finanziamento “regalo-di-Natale”.

Gli sloveni apprezzano il gesto: stai cominciando a “vestire sloveno” e “comprare sloveno” (anche se Alpina ha massicciamente delocalizzato in Est Europa e Asia). E' il primo passo nel percorso di integrazione. Non ti rimane che deprimerti, ubriacarti, inveire contro gli sloveni provenienti da altre regioni, sparlar dei conoscenti, magari cambiare il tuo nome in base alla numerologia. Lentamente comincerai a pensare che sia normale uscire di casa alle dieci di sera in abiti ginnici, con la luce degli speleologi in piena fronte per andare a fare jogging. Anche a -10.

E rimarrai deluso dai Campi Elisi a dicembre, perché non è che siano poi chissà come illuminati. In effetti a Lubiana probabilmente il numero di luminarie è simile, ma la superficie è molto minore, l'impatto è decisamente spettacolare. In Slovenia infatti l'accensione delle luminarie è un momento topico. Lubiana a Natale diventa ancor più bella di quanto non lo sia di solito. Non sono mai stato né a Vienna né a Bolzano, però l'immagine di Lubiana non dovrebbe discostarsi troppo. Neve, colpo d'occhio alpino e/o austroungarico, tranquillità, luminarie, mercatini e profumo di vin brulé, che riscalda cuori e anime dei viandanti che affollano il centro. E musiche natalizie, che stra-abbondano ovunque, specialmente alla radio (a qualsiasi frequenza). Credo che George Micheal avrà una vecchiaia tranquilla grazie alle royalities delle radio slovene: credo di aver sentito “last Christmas” trentanove volte, in sei versioni diverse, negli ultimi due giorni. Si tenga presente che ho dormito otto ore e che non sono stato attaccato alla radio nel restante periodo.

…Illuminazione! No, non è il riflesso delle luminarie sulla pelata! Ho capito tutto! La C in Slovenia si legge “tz”. “Betetzé” è infatti B.T.C. ... La domanda sorge spontanea: “Excuse me, but "vetetzé" is W.T.C.?”. “Yes!”. “World Trade Center!”. "Right". L'espressione perplessa diviene un sorriso. Carichi le scarpe, sali in macchina, agganci la cintura, esci dal parcheggio, accendi la radio...

No.... MALEDETTO GEORGE MICHEAL!

mercoledì 5 dicembre 2012

NONA PUNTATA

CRONACA DI UNA MATTINA CRITICA

Abiti a tre quarti d'ora abbondanti da Lubiana, in un bel paesino sperduto tra i colli. L'appuntamento è per le nove di mattina. Ci sarà traffico, meglio uscire un po' prima. Dato che l'ultima volta che avevi cercato l'indirizzo avevi trovato una via sbagliata, scrivi un'email al boss per chiedergli l'indirizzo preciso. E' arrivata la sera. Nessuna risposta. Solleciti con un sms. Più tardi ti do l'indirizzo, ti scrive. Vai a nanna, punti la sveglia alle 7.15: l'sms sarà arrivato, tempo di far colazione, sciaquarsi, verificare su google map e via.

Il cellulare ti sveglia puntuale, ma dell'sms non c'è traccia. Scrivi in fretta un sms al boss: vuoi che venga al meeting? Se si, scrivimi l'indirizzo. Scaldi il te, fai colazione, prepari la schiscetta, vestizione del soldato. Cambio di abito: fa freddo, c'è tempo per decidere, dell'sms nessuna traccia. Arriva anche l'sms, senza fretta. Leggi di sfuggita, controlli solo l'indirizzo, senza badare al fatto che l'sms indica la zona “Moste”, vicino al centro commerciale. Inserisci l'indirizzo e gioisci: sai dov'è. Laptop? C'è. Schiscetta? Eccola. Chiavi ufficio? Prese. Chiavi casa? Pronte. Chiavi macchina?...Breve ricerca...Eccole. Andiamo che è tardi! Sono le otto!

Esci fuori e c'è la Siberia. No beh quasi. Rifaccio.

Esci fuori e c'è quasi la Siberia. Arrivi alla macchina, che se ne sta lì tranquilla sotto una patina da mezzo centimetro di ghiaccio. Metti in moto. Parte. Non si vede un cazzo...E poi...Che idea! L'acqua! Ci provi con una bottiglia d'acqua mezza piena, reduce da un viaggio del 1956. Funziona. Ti senti un genio. Rientri in macchina. Meno peggio. Sacrifichi anche la borraccia del pranzo, infondo la potrai riempire nuovamente. Il ghiaccio si assottiglia, ti illudi di vederci.

Esci dal parcheggio. Ma non si vede un cazzo. Navighi a vista, il finestrino è ancora ghiacciato, apri la portiera, giri a culo, una vecchia che butta l'immondizia ti guarda con un'aria schifata. Ha ragione lei. Arrivi in fondo al vialetto. Parcheggi, aspetti. Dopo poco, ci si comincia a vedere, in basso, vicino al bocchettone. Via! I tergicristalli allargano lentamente la zona di luce. Il fumo della macchina è sempre bianchissimo. Immagini gli insulti che il motore ti sta tirando. Sono le otto e zeronove: “Caro motore, mi dispiace tanto...Abbi pazienza pure tu...”.

La situazione ancora non è disperata, pensi, quando dopo quindici minuti arrivi a Skofja Loka. E' un buon intermedio. Ma Skofja Loka è un paese bastardo: benché conti meno di quindicimila anime, ospita almeno due ingorghi clamorosi al giorno. Uno di mattina e uno di pomeriggio. E tu ti sei imbattuto in quello mattutino. In effetti, pochi metri prima del punto critico (una strettoia dove passa una strada statale), ci sono dei lavori. E c'è un omino con una paletta verde che alterna i sensi di marcia. E' un genio assoluto. Da una parte – la tua – una fila di un chilometro. Dall'altra quattro macchine. “Ma come si fa”, pensi...prima di realizzare che non c'è tempo per pensare, sono le otto e ventisette.

Entri in città e il traffico sembra regolare. Premessa: se per terra le corsie sono tracciate – a linea discontinua –, pare non vi sia nessuna norma che imponga di tenere la destra. Per cui, spesso, trovi veicoli lenti a sinistra. Pare quindi lecito cambiar corsia. Gli sloveni di solito non lo fanno e si indispettiscono parecchio se qualcuno lo fa. Tu ovviamente lo stai già facendo.

Semaforo rosso. Una donna orribile, su una station wagon bianca bruttissima, sbattersi l'indice sulla tempia con una mano e ti indica “zig zag” con l'altra. Risposta tipica: polpastrelli delle cinque dita unite, la mano che si muove su e giù. “Ma che cazzo vuoi?”.

Verde. Lei ti affianca e accelera. Tu hai già capito. Inizia a zigzagare, poi rientra nella sua corsia, poi ti taglia la strada netta e inchioda. Tu avevi già inchiodato, già sapevi. Sbuca un dito medio e un “Vaffanculo”. Guardi il bloster, metti la freccia a destra. Lei per fortuna tira dritto. Meno male, non c'era tempo per litigare. Imbocchi la circonvallazione. Deserta. Tagli il centro in pochi minuti. Sembra un sogno, ringrazi il cielo. Dopo un tentennamento e un sms di scuse per il lieve ritardo, arrivi all'indirizzo. Sono le nove e zero tre. Sei un eroe.

Ma poi il boss chiama: non ti vede. Ti da dei riferimenti che non esistono. Hai sbagliato indirizzo, ti dice un uomo gentilissimo: se ci fosse tempo, ti chiederesti che senso ha usare un nome per due vie nella stessa città...Ma non c'è tempo. Dopo mezzora e due telefonate, arrivi a destinazione. Il boss ti ha aspettato, giocandosi la carta del “sai, è italiano, non conosce bene la città”. L'interlocutore è comprensivo.

Già so cosa staranno pensando i miei venticinque lettori. “Minchia ma un po' di figa in questo blog, no?...Minchia la figa...E un cilotto?... E le partite? Minchia la Champions league!...Figa la Juve...E Manchester City è fuori...Porco Dighel!”. No, niente Champions, ma Europa league: domani c'è Maribor – Lazio!

domenica 2 dicembre 2012

OTTAVA PUNTATA

OTTAVA PUNTATA ...DA MARIO ROSSI A FURIJO ZOCCARAC

La Slovenia è il terzo paese più verde d'Europa (dietro Finlandia e Svezia). Oltre il 60% del territorio è infatti coperto da foreste. L'omologo del nostro Mario Rossi è Janez Novac. Janez vuol dire Giuseppe. Se la Francia è il paese di pinot, la Slovenia è il paese del Pino.

Pino Novac ovviamente possiede un'automobile. Così come i suoi genitori, sua moglie, i suoi figli, se “in età” e tutti i suoi conoscenti. Ogni sloveno che si rispetti possiede un automobile. E trascorre con lei più tempo che con qualsiasi altra persona o cosa cara. L'auto infatti è una compagna di vita irrinunciabile. Abitando in una casetta individuale, in molti casi in un posto splendido ma dimenticato da Dio, qualsiasi necessità, anche le più banali, passano attraverso freno, frizione e acceleratore.

I mezzi pubblici costano un botto. In compenso non sono efficienti, specialmente sulle linee interurbane. Il treno viaggia su una sola rotaia: cioé se c'è un convoglio che viaggia da A a B, non può essercene un altro che, simultaneamente, viaggia da B ad A. Nemmeno la rete stradale è sto gran ché: l'autostrada è spesso a due corsie, se ce ne sono tre manca quella di emergenza. All'ora di punta, Lubiana si intasa di auto con a bordo una sola persona. Ma si ingorgano anche località tipo Skofja Loka (15.000 abitanti). Anche le provinciali hanno spesso una corsia per senso di marcia.

Dal 1991 infatti l'automobile è diventata uno status simbol di massa, il parco macchine si è modificato, le Yugo e Zastava hanno ceduto il passo alle vetture occidentali, a occhio direi soprattutto tedesche e francesi. Non essendo socievole, Janez Novac viaggia sempre da solo, trasformandosi in Furijo Zoccarac.

Te lo ritrovi lì, Furijo Zoccarac, su una strada a scorrimento veloce, che veleggia ai 90Km/h, in osservanza delle correnti norme di legge. Tu lo segui, a velocità sostenuta, tenendo una distanza accettabile (secondo i crismi italici). Vedi un cartello con un improbabile nome di una qualsiasi località, con il cerchio rosso e 50. Non gli dai grosso peso. Sbagli. Se hai buon senso, magari alzi il piede dall'acceleratore, aspettandoti che l'auto che ti preceda faccia lo stesso. Il cazzo. Furijo Zoccarac sta già piazzando un'inchiodata clamorosa, in barba alle leggi della fisica, arriva a 50km/h ventisei centimetri oltre il cartello.

Conserverà questo passo fino all'uscita del paese, dove sgaserà manco fosse Alonso, quando proverai a sorpassarlo, ringalluzzito dal ringraziamento dell'immancabile rarar, che ti ammonisce se “viaggi” a oltre 50km/h, ma che correttamente ringrazia se rispetti i limiti.

Ovviamente Furijo Zoccarac ha bisogno delle linee per terra. In tutti gli incroci infatti ci sono le linee che ti guidano, specialmente nella svolta a sinistra. Guai a te a calpestarle con le ruote o a invadere la corsia adiacente. In alcune rotonde di Capo d'Istria ci sono addirittura corsie separate da sparti-traffico per svoltare a destra, uscire alla seconda o alla terza. Un ripensamento costa la coppa dell'olio. Privi della sfrontatezza e dell'aggressività italiche, solo i suv sono l'unica sbiadita eccezione.

Il parcheggio è probabilmente il cavallo di battaglia di Furijo Zoccarac. Laddove mancano le linee, è jungla. Laddove ci sono, emerge la proverbiale tirchieria del popolo sloveno. Le linee sono tracciate in modo da ottimizzare al massimo il numero di auto parcheggiabili. Per cui i parcheggi sono molto stretti. Furio Zoccarac è pigro e parcheggia sempre in una manovra sola. Tenendo più all'automobile che a sua moglie (che a sua volta tiene più al postino che all'automobile che al marito), lascia sempre un metro tra la sua auto e quelle di fianco, per evitare danni (si veda la tirchieria annunciata poco sopra). Il che significa che, ogni tre parcheggi, ce n'è uno non utilizzabile, per cui la capienza totale del parcheggio, di fatto, si riduce comunque.

Autostrada. Complici i saliscendi dello scosceso territorio e le improvvise folate di vento, è facile ritrovarsi a velocità spropositate nel giro di un nulla. E lì Furijo Zoccarac, nel rendersi conto che la visibilità non è ottimale a causa dello sporco portato dal vento, decide di spruzzare l'acqua sul parabrezza. A 150km/h. Ma qui la fisica si prende la rivincita: le gocce d'acqua schizzano indietro, sporcando i vetri per i 10/15km che seguono. Il suo parabrezza rimane sporco, le gocce sporcano le auto che seguono. Il problema è che Furijo Zoccarac è stato rimandato in fisica, per cui insiste. Addiruttura Furio Zòccaro, dopo aver “sfarato” e strombazzato il clackson, si lascia andare a insulti e gestacci.

E comunque, alla fine della fiera, Furijo Zoccarac è comunque schifosamente, affidabilmente e noiosamente puntuale. Se ci si dà appuntamento alle 11, alle 10.57 vedi la sua auto sbucare all'orizzonte, alle 10.58 parcheggia, 10.59 scende. Alle 11 in punto il citofono suona. Il discorso vale per il lavoro, per l'attività sportiva, addirittura nei viaggi organizzati. “Il pulman ci aspetterà qui alle 15.00 – chi c'è c'è, chi non c'è non 'è”. Qualcuno arriva alle 14.50, il grosso tra le 14.55 e le 14.57, qualcuno alle 15.00, qualche sparuto ritardatario alle 15.03.

Beh, non a caso, in Italia ci sono anche Mimmo e Pasquale Ametrano... Karl Verdonec avrebbe potuto tranquillamente girare semplicemente “Rdeca” cioé “Rosso”, no? Si!

A proposito: Renzi o Bersani?

giovedì 29 novembre 2012

SETTIMA PUNTATA - APPENDICE

... PER LA PRECISIONE...

Leggendo il mio ultimo post, si potrebbero collegare le proteste odierne con il ritorno in Yugoslavia o la Tito-nostalgia...In realtà no, si protesta contro il malgoverno, dimostrando che la crisi si fa sentire anche da questa parte delle Alpi. Però, in verità, va detto che anche in Slovenia esiste un diffuso sentimento di "Yugo-nostalgia" e "Tito-nostalgia".

Nel 2006, in Lituania, un parroco di Lazdinaj, un quartiere periferico di Vilnius, nello spiegarmi la caduta dell'Unione Sovietica e la contemporanea epoca post-Sovietica, mi disse che "affinché vi sia cultura in una famiglia, è necessario che tre persone conseguano una laurea: il nonno, il padre e il figlio". Intendeva dire che l'Unione Sovietica è crollata proprio quando il tessuto sociale era pronto.

Alla facoltà di sport a Lubiana, il discorso è simile. "La mia generazione non sarebbe mai stata in grado di orchestrare la guerra: era la generazione dei miei genitori, che ricordava bene il dopo-guerra e gli scontri tra ustascia, cetnici eccetera. La generazione dei miei genitori ragionava ancora secondo le nazionalità: i serbi, i croati, i bosniaci... Per me eravamo tutti yugoslavi".

Effettivamente, viste da fuori, le nazioni nate dopo lo smembramento della Yugoslavia, sembrano come gli eredi in una ricca famiglia: si sono cioé spartiti un unico grande e ricco patrimonio linguistico, culturale, territoriale, culinario in sei* parti. Prendendo come termine di paragone l'Italia - che si allunga parallelamente sul Mediterraneo rispetto alla ex Yugoslavia - rimane difficile trovare così tante analogie tra un pugliese, un valdostano, un laziale e un romagnolo (senza considerare le isole). Eppure l'Italia è unita, unica nella sua splendida eterogeneità, tutta latina. In Yugoslavia, specialmente le nuove generazioni, si concentrano sulle minime differenze senza vedere le innumerevoli continuità tra le "micro-nazionalità" che si sono create dopo il 1991. E senza considerare che se la Yugoslavia fosse unita oggi, sarebbe un attore probabilmente molto forte all'interno del panorama europeo. Basti pensare al turismo e sommare le quote di Croazia, Slovenia e Montenegro: sarebbe sicuramente una delle prime destinazioni nel Mediterraneo.

"Ma poi sai, dipende molto dai genitori e dalla famiglia nella quale cresci...", mi sento dire. E non posso non sottoscrivere in pieno...

SETTIMA PUNTATA

…ALL'IMPROVVISO....TITO!

"In Slovenia ci vorrebbe il vostro Monti..." mi sento dire da un prof della Facoltà di Sport a Lubiana: "Da noi le elezioni non le vince il partito col consenso maggiore, lo vince chi mobilita il proprio elettorato: in Europa di solito si cambia ogni due legislature, da noi si cambia ogni quattro anni. Prima c'era il centro-destra, non andava bene, ha vinto il centro-sinistra, non andava bene, da un anno c'e' il centro destra, e non va bene... Il panorama politico e' troppo diviso, non si puo' andare avanti cosi... Di solito sui forum di internet si dibattono le notizie: c'e' qualcuno che e' di destra, qualcun altro di sinistra... Ognuno esprime la propria opinione, di solito si discute. Oggi no: tutti sono contro il sistema, ci sono proteste tutti i giorni in varie citta'. E' come in Egitto: se dopodomani ci sarà tanta gente, forse il primo ministro si dimette... ma non c'e' un organizzatore: è tutto a mezzo Facebook...“.

In effetti, al grido di „gotof je“ (è finito) – simile a quello usato dalla piazza belgradese al momento dell'arresto di Milosevic – diverse migliaia di manifestanti sono scese in piazza a Maribor per chiedere le dimissioni del sindaco Franc Kangler, accusato di corruzione e clientelismo in una decina di processi a suo carico, che ovviamente non intende rinunciare al suo incarico. La folla ha protestato anche contro la corruzione e il malgoverno del paese, finché la polizia in assetto anti-sommossa, affiancata da unità a cavallo, non ha caricato. Varie manifestazioni, di varia entità, si sono registrate – prima e dopo Maribor – in altre città della Slovenia, incluse la capitale Lubiana, Kranj, Postumia e Capo d'Istria.

In realtà la situazione è più complessa: correva l'anno 2008 quando, nel bel mezzo della campagna elettorale slovena, un'emittente televisiva finlandese accusava il primo ministro uscente Janez Jansa e Karl Erjavec - il ministro della difesa slovena uscente, esponente del partito dei pensionati - di corruzione per una fornitura di carri armati. Nel giro di poche settimane, in Finlandia i responsabili sono stati puniti. Dopo una legislatura tra i banchi dell'opposizione, Janez Jansa è tornato a essere primo ministro, mentre Karl Erjavec è passato dal dicastero della difesa (fino al 2008) a quello degli esteri (dal 2011), passando attraverso quello dell'agricoltura (dal 2008 al 2011, nel governo di centro-sinistra). Gli sloveni rinnegano la loro matrice balcanica, ma dal punto di vista politico, non sembrano certo scandinavi.

Domando: certo, ma quando questi politici sono stati eletti, gli elettori non lo sapevano? "Si, lo sapevano, ma Maribor è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso....". In Slovenia si protesta contro il sistema e contro la classe politica, chiedendo le dimissioni del governo. Che forse non servirebbero, secondo alcuni, in quanto tutti i gioverni europei stanno "pagando" la crisi internazionale.

Oggi è il 29 Novembre – giorno della repubblica Yugoslavia: non può non scappare un commento sul recente passato. „Ogni tanto mi viene nostalgia della Yugoslavia: certo, ai tempi del referendum ho votato per l'indipendenza, non credo si possa tornare indietro e non si poteva certo andare avanti. Però quando c'era Tito era diverso. La Yugoslavia era un grande paese rispettato da tutti. Certo, alcuni dicono che era dittatore, ma di sicuro la situazione non era come in Corea. Una volta ho fatto un viaggio in Thailandia, mi ero preparato l'itinerario, avevo uno scalo di 18 ore: mi hanno controllato il passaporto, non lo conoscevano. Di dove sei? Slovenia. E' membro dell'Unione Europea? No. Ce l'hai il visto? No. Non puoi passare. Son rimasto 18 ore bloccato in aeroporto. Col passaporto yugoslavo non sarebbe successo... Guarda qua!“. E parte un video che celebra la parabola titina, con sottofondo musicale: „Vedi, siamo stati tutti pionieri da bambini...Questo è il giorno dei giovani, era il Suo compleanno...L'economia andava bene...Eh, qui invecchiava...Ecco! Ferma! Guarda qua: questa è Hajduk Spalato – Stella Rossa. Li vedi? Sono due giocatori che piangono, uno per squadra, tutto il pubblico piangeva, serbi e croati...Mai successo prima e mai risuccederà, penso. Alla radio diedero la notizia che Tito era morto. Non ricordo se ho pianto, ma anche io ero triste. Questi sono i funerali: c'erano tutti, mancava solo Carter, che poi ha ammesso di aver fatto un errore a non andare. Guarda, quello è Pertini! Quello è della Corea...C'era la Tatcher, c'erano i re scandinavi: non certo erano filo-comunisti e nessuno ha mandato un rappresentante. C'erano tutti...mai successo prima e secondo me non succederà più“.

L'idea era di incontrarsi per sviluppare un progetto sull'inclusione sociale attraverso lo sport, ma il discorso ha preso una piega diversa....Per fortuna che non è saltato fuori l'argomento Gotovina-Markac...

domenica 25 novembre 2012

SESTA PUNTATA

...ALTRO CHE WIKIPEDIA!

Che cos'è. La Slovenia è una nazione compresa all'interno dei confini della Slovenia, conta circa due milioni di abitanti (prevalentemente sloveni – dato che molti non-sloveni sono stati “cancellati” ai tempi dell'indipendenza - tuttavia c'è qualcuno cui andò peggio qualche anno prima, nella zona carsica...). La superficie è di circa 20.000 chilometri quadrati: circa mezza Svizzera, poco più di Puglia e Veneto. Gli sloveni, come i calabresi, sono poco meno dei lettoni. Da queste parti, è opinione diffusa che la Slovenia abbia la forma di una gallina: difficile dire se perché non conoscano la gallina o la topografia della loro nazione. Pensate all'Austria, mettetela sotto la radice quadrata, sostituite il suono germanico con quello slavo, abbassate lievemente il tenore della vita, aggiungete un pelo di provincialismo e pochi chilometri di costa: benvenuti in Slovenia (la “Svizzera della Jugoslavia”). Probabilmente un'entità simile a ciò che sarebbe il Veneto se fosse indipendente (con qualche abitante e qualche azienda in meno).

Territorio. Grossomodo la Slovenia può essere ripartita in tre macro-zone: il Carso (a occidente), la fascia alpina e pre-alpina (grossomodo in mezzo) e la pianura pannonica (a oriente). La costa è lunga 46 chilometri (acqua cristallina ma spiagge spesso asfaltate), la vetta più alta è il monte Triglav (Tricorno - circa 2600m). I principali fiumi sono l'Isonzo, la Sava (che sfocerà nel Danubio a Belgrado) e il Kolpa (che marca parte del confine meridionale con la Croazia). Principali punti di interesse: la capitale Lubiana (250.000 abitanti), Maribor (seconda città), gli splendidi laghi di Bled e Bohnj, le costiere Pirano, Portorose e Capo d'Istria (Koper), Kranjska Gora, le grotte di Postumia i cavalli bianchi di Lipica. Spesso la toponomastica è trilingue, il che genera confusione: per esempio Caporetto diviene Kobarid, l'Isonzo Socia, Trieste è Trst - ma va peggio a Venezia, che diviene Benetke.

Italiani? Lungo la costa, proseguendo da Trieste in uscita dall'Italia, c'è una pista ciclabile, ricavata sulla vecchia ferrovia. Mentre si pedala, rimane difficile dire dove finisca l'Italia, dove cominci la Slovenia e dove la Croazia. E' indubbiamente un continuum, sia dal punto di vista architettonico che sociologico. L'italiano, anche oltre confine, rimane di pubblico dominio, così come gli idiomi slavi non siano così inusuali in zona Trieste (che ospita, tra l'altro, un teatro sloveno stabile e una grossa chiesa ortodossa serba). Sulla costa permangono minoranze italiane, l'italiano gode dello status di lingua ufficiale (Tele Capo d'Istria trasmette ancora, in italiano). Alla nostra minoranza, come a quella ungherese dalla parte opposta del paese, spetta un seggio nel Parlamento. Andando verso nord, è invece difficile segnare il confine tra Alto Adige, Tirolo, Carinzia e Slovenia. Andando verso sud, non è semplice tracciare una demarcazione netta con la Croazia. Probabilmente, il continuum esiste anche a est, con l'Ungheria.

E quindi? Cosa accomuna gli sloveni? Parlano una lingua slava basata sul “duale” (le forme verbali sono nove: io – tu – lui/lei – noi – noi due – voi – voi due – loro – loro due / ovviamente, noi – voi e loro devono essere più di due, se no si usa il duale), ascoltano e ballano a ritmo di fisarmonica, abitano in casette individuali, pregano in graziose chiesette cattoliche alpine, condividono un diffuso sentimento anti-italiano, anti-croato, anti-balcanico, anti-austriaco (prevalentemente in passato) e pure anti-sloveno. Schifano sia le grandi città che qualsiasi fenomeno che minacci l'integrità economico-culturale-sociale dell'entità Slovenia. Condividono la genuina convinzione che Lubiana sia una grande città e si incazzano ogni volta che Slovenia viene associata o alla Slovacchia o al vuoto pneumatico. Inoltre, probabilmente, se leggessero questo paragrafo si incazzerebbero: su questo versante delle Alpi, ironia e auto-ironia non sono pervenute.

Geo-politica. Come sanno bene i croati (ostacolati fino all'inverosimile per pochi chilometri di mare nel golfo di Pirano), la Slovenia è un membro dell'Unione Europea, che ha rinunciato al Tallero per l'Euro. L'ingresso nell'area Schengen ha comportato la caduta del “muro” che separava Gorizia da Nuova Gorica.

Personaggi celebri. ...Si...Cioé...Boh! No, dai scherzo: qualcuno c'è. Mezzo Tito (si dice), il matematico Vega (l'inventore del numero di Vega), l'architetto Plecnik e qualche sportivo qua e là: la sciatrice-cantante Tina Maze (seconda nella scorsa coppa del mondo), l'ex sciatrice di fondo Petra Madic (celebre per una medaglia olimpica con una costola incrinata), qualche cestista, l'ex sampdoriano Catanec (allenatore ai tempi della prima storica qualificazione mondiale), i contemporanei Ilcic, Bacinovic, Cesar (che con alterne fortune calcano i campi nostrani), Matiauz (che gioca in Olanda) e Brecko (terzino destro, beccato in Germania ubriaco a guidare sulle rotaie del treno). Samir Handanovic merita invece un discorso a parte: il portierone nerazzurro sta alla Slovenia come un ipotetico cantante neo-melodico mediterraneo “Ciro Esposito” starebbe alla Lombardia. Quel cognome in -vic denota infatti una chiara origine meridionale, che il nome Samir conferma in pieno: il calcio inoltre, tralasciate quelle rare parentesi nelle quali la nazionale inspiegabilmente si qualifica per qualcosa, rimane un “gioco da terroni”. Nella “borghese” Slovenia si scia e si gioca a golf. Al massimo a basket.

In attesa di Milan-Juventus e dell'esito delle primarie, mentre muore “Giaiar di Dallas”, vi si dà appuntamento alla prossima puntata: studiate che interrogo!!!

martedì 20 novembre 2012

QUINTA PUNTATA

...CORRI CHE TI PASSA!!!

E poi – così, all'improvviso - ti ritorvi a Palmanova. E già, perché sia via Palmanova che la conseguente uscita sulla tangenziale est, prendono il nome da una cittadina friulana collocata tra Trieste, Gorizia e Treviso. Famosa più per l'outlet che per lo svincolo autostradale per Udine, Palmanova se ne sta lì, tra Monfalcone e Portogruaro, in mezzo a località che hai sentito nominare di sicuro, che colleghi un po' al militare che non hai fatto, un po' alla guerra, un po' alle Alpi, un po' a...”ah ma è in Friuli? Pensavo fosse in Piemonte!” e un po' a Bruno Pizzul e Fabio Capello: Aquileia, Cormons, Codroipo, Cervignano del Friuli solo al nome mettono i brividi di freddo, sono di sicuro paesi “lontani”, non c'è niente da fare.

Palmanova è in realtà una città unica nel suo genere: ha la forma di una stella a nove punte, si snoda attorno alla Piazza Grande, dalla forma perfettamente easgonale e speculare, nella quale è facile perdere l'orientamento. Undici statue sorgono accanto all'imbocco delle sei strade che escono. Tre porte di accesso, nove bastioni, circa sette chilometri di mura. Concepita come città ideale, Palmanova non fu notata dai turchi, che tirarono dritto e assediarono Treviso. Si tratta infatti di una fortezza nascosta, costruita cioé al di sotto della linea dell'orizzonte, in una zona sostanzialmente pianeggiante caratterizzata dalla vegetazione sufficientemente alta. Pensata per proteggere i civili, in realtà Palmanova è rimasta costantemente spopolata (l'idea di vivere in una città-fortezza pensata per la guerra, pianificata con freddo calcolo matematico/scientifico evidentemente non ha mai entusiasmato troppo le genti friulane) dalla storia pacifica, nonostante l'alternarsi di varie dominazioni. Si dice che fu progettata da Leonardo da Vinci, anche se in realtà non esistono prove effettive. Forse ha fatto un sopralluogo, preferendo poi Milano (mica scemo, direte voi: boh, non lo so, può darsi).

E comunque oggi è domenica, la piazza è gremita e variopinta: ci sono stendardi, sbandieratori, vari stand e un palchetto. Musica e intrattenimento accompagnano oltre tremila atleti nella preparazione alla mezza maratona. E mentre sei lì che aspetti di fotografare facce note, a meno di un km dalla fine, ecco che senti uno scampanellio e un discreto frastuono: cinque ragazzi paraplegici battono le mani ai loro amici che li stanno spingendo verso il traguardo. Hanno coperto 21 chilometri come gli altri, insieme agli altri, dimostrando che l'abilità fisica non è un limite invalicabile per prendere parte a un evento sportivo.

Tra i partecipanti ne vedi un botto con la maglia nera e verde fosforescente della Maratona di Lubiana: per le strade è tutto un parlare sloveno, bandiere ovunque e svariati bus carichi di atleti e tifosi. Oltre mille partecipanti – incluso il vincitore – sono infatti stranieri: la maggior parte sono austriaci, sloveni, croati e francesi, giunti a Palmanova alla ricerca del “personale”, cioé per centrare l'obiettivo di una stagione in una delle mezze maratone più veloci d'Italia. E' bello pensare che, laddove una volta tra genti straniere si combatteva, oggi ci si ritrova per correre assieme.

E già perché in Slovenia si corre. D'altra parte la natura offre molteplici possibilità di allenarsi all'aria aperta, anche per chi vive in città. A volte bastano dieci minuti per ritrovarsi a far jogging in mezzo ai boschi, circondati da panorami mozzafiato e tranquillità assoluta: il silenzio è spesso rotto solo dall'acqua che sgorga tranquilla nei ruscelli o dal cinguettìo degli uccelli. A volte ci si imbatte anche in cerbiatti e altri animali selvatici, che scappano via velocissimi non appena percepiscono il minimo rumore.

E si corre in tutte le condizioni climatiche. Ad esempio, il 28 ottobre c'è stata la Maratona di Lubiana. A chi ha partecipato alla corsa ricreativa di 10km, partita alle 8:30 di mattina, è toccata un'oretta sotto una neve fitta, con 2/3 centimetri sulla strada. Dopo i primi 200m si era già inzuppati, attorno al km7 la sensibilità dei piedi si è ridotta. Ma la sofferenza è stata nulla rispetto a quella degli spettatori che – benché non tantissimi – hanno comunque affollato lunghi tratti del percorso, infreddoliti, per applaudire il fiume umano che ha colorato le strade della capitale. Gli atleti di maratona e mezza-maratona sono stati più fortunati: la neve è diventata pioggia, la strada era pulita grazie al passaggio della 10km e alla chiusura ritardata di alcune strade. Una volta tagliato il traguardo, è bello scambiarsi i complimenti per aver chiuso la gara, senza necessariamente chiedere con che tempo e quale distanza. l'importante è divertirsi, godersela e possibilmente essere soddisfatti rispetto all'obiettivo pre-fissato.

Prima della chiusura, una riflessione. Oggi è la giornata mondiale dei diritti dell'infanzia. Un'occasione per ripensare alla tua infanzia, alla ninna nanna della mamma, ai puffi, ai calci al pallone, ai Fivelandia, alle maestre dell'asilo e a quanto era bello scrivere la lettera a Babbo Natale per poi ricevere il regalo sperato. Pensi alla spensieratezza di una parentesi della vita che forse sottovaluti mentre la vivi, ma che poi – a posteriori – capisci quanto sia splendida e importante. Canzoni, musiche, giochi, amichetti e stati d'animo che ogni tanto ti mancano.

E ti ritrovi a leggere di Gaza. E a non leggere di tutte le altre guerre che stanno continuamente martoriando l'Africa, combattute – anche e soprattutto – da bambini e ragazzi. E poi pensi alle tratte di esseri umani, al lavoro minorile e ai mille altri problemi che attanagliano la nostra società, in particolare i più deboli – che sono sempre i bambini. E pensi in prospettiva ai danni che il nostro tenore di vita troppo alto arrecherà alle prossime generazioni che popoleranno il pianeta: inquinamento, consumismo, surriscaldamento globale e via discorrendo. La popolazione mondiale supera i sei miliardi, la maggior parte sono giovani e giovanissimi che vivono negli slum delle megalopoli nel sud del mondo.

Alla fine, sia chi scrive e chi legge, appartiene alla ristretta cerchia dei privilegiati, benché troppo spesso se lo scorda. Gente che si incazza troppo facilmente, bollando delle situazioni forse non ottimali come “problemi”. Gente che si concentra più su cosa manca che su cosa si ha (e si ha avuto). Che non sorride a sufficienza. Che forse vorrebbe migliorare il mondo in cui vive ma non sa come. E che a volte si sente impotente. E che vi dà appuntamento alla prossima puntata, sempre qui a Lubiantograd!

mercoledì 14 novembre 2012

QUARTA PUNTATA

CULANDIA ESISTE... E' IN SLOVENIA!

Ho girato varie nazioni, ho visitato e vissuto in diverse città, mi son ritrovato a svolgere mansioni ordinarie, tipo guidare, fare la spesa, prendere un autobus e via discorrendo in contesti tra loro molto diversi. Pensando alla Slovenia,una cosa è certa: se la natura è stupenda, se le chiese stile alpino sono graziose, se la sostanziale assenza di palazzoni conferisce alle città una “dimensione umana”, se le casette sono tutte eleganti e ubicate in quartieri residenziali, i centri commerciali sloveni fanno letteralmente cagare. Sembrano delle enormi scatole di scarpe, sono squadrati e grezzi, costruiti in fretta senza badare troppo a grazia ed estetica. Spesso sono ammassati l'uno accanto all'altro, aggraziati come un cazzotto in un occhio, rispetto al gradevole panorama circostante.

...Come? Avevo parlato di andare in Culandia: che cazzo c'entra questa premessa? A parte che potreste esprimervi con un po' più di garbo – ci sono anche signore che leggono – datemi tempo che ci arrivo.

Ebbene la celeberrima Culandia è in Slovenia. Giace a una manciata di chilometri da Lubiana, nel bel mezzo di squadrate costruzioni frettolose, in una cittadina industriale chiamata Kranj, dal centro storico grazioso, abarbicato su una morbida collina, circondata da due fiumi (Sava, che sfocia nel Danubio a Belgrado e che sorge a due passi da Kranjska Gora; e Kokra, che sfocia nella Sava) e da altre morbile colline. Ma con una periferia abbastanza squallida, specie laddove inanella una serie di sgraziati centri commerciali. E Culandia – che poi si scrive Q-landia, cioé la Terra delle Q o dei Q, a seconda del genere accordato all'entità Q – è il più grande dei centri commerciali di Kranj. Gli sloveni non capiscono perché, ma la prima volta che dici a un italiano “ieri sono stato in Culandia” il sorriso non può essere evitato, assieme a un filo di rossore nello spiegare il perché. Bene: domenica sono stato in Culandia per nulla, in quanto il centro commerciale era chiuso per inventario. Imprecazioni varie ed eventuali, in una lingua parzialmente sconosciuta agli sloveni, verosimilmente italiano, macchiato di varie espressioni colorite dialettali.

Ve l'ho anticipato nei giorni scorsi: sono in Slovenia grazie a un finanziamento comunitario ricevuto nell'ambito del programma Assistentato Grundtvig. L'accordo di sovvenzione, all'articolo sei, mi impone una precisazione. In quanto Beneficiario, sono tenuto a citare il sostegno ricevuto dall'Agenzia Nazionale del programma LLP e la Commissione Europea in ogni pubblicazione, esternazione e intervista relativa all'attività. L'accordo mi obbliga a ribadire che le informazioni rispecchiano unicamente il mio punto di vista, né l'Agenzia Nazionale né la Commissione Europea sono responsabili né per il merito delle informazioni né per l'uso che potrebbe essere fatto delle pubblicazioni o interviste. Ammesso che mio blog possa essere considerato come un'esternazione collegata al progetto, con questa nota intendo comunque scagionare Consiglio, Commissione, Agenzie e compagnia danzante per le idee espresse in questo blog, che riflettono unicamente il mio punto di vista. Avevano dubbi? C'è qualcuno che pensava che le informazioni riportate in questo blog mi fossero state dettate dall'Europa? E comunque ora avranno tirato tutti un bel respiro di sollievo, ne sono sicuro. E con questo passo e chiudo!

Tanti saluti da Lubiantograd!

domenica 11 novembre 2012

TERZA PUNTATA

… E GHIACCIO FU!

Se a Lubiantograd in pochi sono andati alle urne (circa 35%: i due candidati del centro-sinistra, anziché accordarsi e vincere a mani basse al primo turno, andranno al ballottaggio – tra parentesi, il candidato del centro-destra si chiama “Milan Bestia”), in tanti – sabato – si son ritrovati alla Hala Tivoli (il vecchio palaghiaccio di Lubiana), per assistere a Slovenia – Austria, ultima giornata di un quadrangolare cui hanno partecipato anche Italia e Francia (che hanno chiuso rispettivamente al quarto e secondo posto).

All'improvviso, da un dialogo in una favella improbabile (verosimilmente sloveno) esce una frase in inglese “Grega got sick, we have a ticket for the game in Tivoli: would you like to join us?”...Beh...perché no? E così, nel giro di un'ora, son sulle tribune circondato da settemila sloveni armati di bandiere, sciarpe e magliette bianco-rosse-blu dai numeri casuali e nomi sconosciuti.

C'è entusiasmo attorno all'hockey: sportivamente parlando, gli sloveni sono un po' paraculi e camaleontici, nel riciclarsi esperti nello sport in cui, al momento, c'è un compatriota o una rappresentativa nazionale vincente. Ora è il momento dell'hockey-ghiaccio e di Anze Kopitar da Jasenice (località rinomata per l'hockey ghiaccio, a due passi da Kranska Gora, a tre da Austria e Italia), primo sloveno a giocare in NHL (nei Los Angeles Knights), che ha da poco portato in patria la Stanley Cup. Figlio d'arte (suo padre è l'allenatore della nazionale slovena), il temporaneamente baffuto Anze (ha aderito a Movember, una campagna internazionale ch intende sensibilizzare sui rischi per la salute degli uomini, che si lasciano crescere i baffi per il mese di novembre), gioca attualmente in Svezia, assieme al fratello minore Gasper (che pure milita in nazionale), poiché la NHL è ferma per una disputa contrattuale.

Sport interessante, questo hockey-ghiaccio: a dispetto delle divise che danno agli atleti sembianze goffe e buffe, il gioco è spettacolare, veloce e intenso. I cambi sono frequentissimi (spesso si cambia l'intero blocco) e ci sono quattro arbitri, uno ogni tre giocatori (si gioca in sei contro sei, eccezion fatta per le espulsioni temporanee). Credevo fosse uno sport più “fisico” e “aggressivo” e meno tecnico. In realtà i pure frequenti contrasti - leciti a patto che si “impatti col corpo”, senza spingere/bastonare l'avversario - sono sì maschi, ma non così vigorosi come immaginavo. I giocatori volteggiano leggiadri sui pattini, giocando il “disco” con rapidità, potenza e destrezza. I riflessi dei portieri, imbacuccati manco fossero in Siberia, sono impressionanti.

L'allegria non è una caratteristica predominante del pubblico sloveno. Di tanto in tanto si alzano cori “Mi Slovenzi”, accompagnati da cinque battiti di mani (suona tipo: “noi sloveni” – cui verrebbe da dire “E chissenefrega?”), e “Slo – ve – ni – a” (pare più un urlo lancinante di dolore e strazio, che un incoraggiamento ai giocatori). Il concetto del nostro saltellare viene invece rovesciato: di tanto in tanto, si salta cantando qualcosa che include “Slovenzi” (per cui è tipo “chi salta è sloveno, eh!”).

La Slovenia gioca bene, di tanto in tanto partono armoniche e polche, in pieno stile montanaro, che caricano gli spettatori. Ad ogni gol sloveno, lo speaker annuncia i nomi di tre giocatori, che appaiono sullo schermo: al pubblico l'incombenza di gridare il cognome e il risultato parziale (che la prima volta suonava così: “Slovenia ena, Austria kuraz” – che tradotto significa più o meno “Slovenia uno, Austria... un cazzo!”). Per le statistiche infatti non conta solo il marcatore, ma anche i due assist-man. Sport che vai, tradizioni che trovi. Se segna l'Austria, lo speaker annuncia mestamente minuto, marcatore e punteggio, senza troppi "cazzi".

Dopo un periodo equilibrato e uno a predominanza slovena, il terzo e ultimo periodo è avvincente. Dopo vari pali e rovesciamenti di fronte, a due minuti dal termine, l'Austria accorcia le distanze segnando il 5-3: decide di giocare a “portieri volanti” (il portiere è infatti uscito per lasciare il posto a un giocatore “di movimento”). Che però diviene un harakiri: la Slovenia segna il 6-3 che consegna ai padroni di casa il primo posto e agli ospiti il terzo.

Quante volte vi è capitato di “andare in culandia e trovare chiuso”? A Lubiantograd è capitato oggi. Che intendo? Ve lo dico nella prossima puntata....

giovedì 8 novembre 2012

SECONDA PUNTATA



...INDOVINA CHI? GIOCHI MB!

Politico di successo. Origini africane. Nero. Membro del partito democratico. Sposato. Due figlie. Perfettamente integrato. Vincente. Chi è?

“Troppo facile!” mi direte voi, “in città non si parla d'altro!”. Radio, televisione, giornali, siti internet, Facebook, sull'autobus, nei bar, sui blog, ovunque si dibatte di elezioni, voti, coalizioni, presidenziali, presidenti, scandali e campagne elettorali senza esclusione di colpi. Il vento del cambiamento sta soffiando, l'impressione è che succederà qualcosa di grosso.

E anche a Lubiantograd la tensione per l'elezione del secolo si avvicina! …Ma quale Obama e Obama... Il politico di cui sopra è Peter Bossmann, primo cittadino di Pirano (graziosa località costiera ubicata nell'Istria slovena), primo sindaco nero eletto in Slovenia e in Europa (almeno in quella centro-orientale).

No, non parlerò di Romney, voti telematici e grandi elettori dell'Ohio (anche se un cenno alla prima lesbica dichiarata eletta al Senato statunitense un cenno lo merita)...qui si parla di Europa...ma quale Battiato, Sicilia (effettivamente la vittoria di un ex comunista omosessuale dichiarato, in effetti, sembra indicare che in Italia stia succedendo qualcosa di grosso), legge elettorale, premio di maggioranza, Monti-bis, regole delle primarie, toto-candidati, tour di Renzi, Di Pietro-Grillo-Albertini e Amazzoni...

“Antonio, perdonami: ma di che cazzo di elezioni vuoi parlare?”. Ma di quelle slovene, naturalmente!

Già, perché domenica prossima l'elettorato sloveno sarà chiamato a scegliere il Presidente della Repubblica, per la quinta volta. Se non fosse per i certificati elettorali recapitati a casa degli elettori, tutto si può immaginare di domenica, tranne che si voti. Diciamo che il problema dei manifesti abusivi da queste parti non si pone: per le strade ci sono pochissimi “faccioni elettorali” – per altro di qualità modesta - non ci sono gazebi, non si vedono volantini, non ci sono camper, né eventi.

Se mi concentro, penso di aver visto solo il sorriso del candidato del centro-destra, che non a caso non pare godere di un consenso particolarmente rilevante. Con un po' di attenzione, quà e là, si riesce a intravedere qualche foto di Pahor (“baby-face” dai trascorsi comunisti, ideatore del motto “agli italiani nemmeno un mattone”, ex Presidente del Parlamento e Presidente del Consiglio uscente). Sembra sorridere, nonostante la “mazzata” presa alle ultime politiche (conclusesi con uno stallo: il super-popolare, super-dinamico e super-discusso sindaco di Lubiana Zoran Jankovic, imprenditore di successo di origine serbe prestato alla causa del centro-sinistra, ha ottenuto più voti di tutti ma non è riuscito a comporre una maggioranza, per cui si è costuito un Governo di “larghissime intese” composto da liberali, cattolici, conservatori, pensionati e filo-nazionalisti, guidato dal leader del centro destra Janez Jansa).

Il Presidente uscente Danilo Turk, anch'egli collocato nell'area del centro-sinistra, non si vede da nessuna parte. I sondaggi sembrano vederlo favorito in caso di vittoria al primo turno, mentre in caso di ballottaggio, Borhut Pahor (rimasto celebre per aver lustrato, da primo ministro, le scarpe ai giocatori della nazionale di calcio dopo la vittoria nello spareggio con la Russia, valsa la qualificazione ai Mondiali) potrebbe insinuarlo grazie al possibile supporto degli elettori del centro-destra (ammesso che vadano a votare per il ballottaggio tra due candidati di sinistra).

Sembra sentirsi il peso della crisi: campagne elettorali low cost e disinteresse della popolazione, che non pare così attratta dalle urne. Secondo gli osservatori, le elezioni andranno al candidato che riuscirà a mobilitare il proprio elettorato. In realtà però, guardando ai manifesti e ascoltando la radio, l'attenzione dell'opinione pubblica e degli sloveni sembra proiettata verso il Festival Internazionale dei Cinema di Lubiana (tra le altre cose, ci sarà una galleria dedicata a Garrone, regista di Gomorra) che comincia oggi.

Prossimamente, sugli schermi di Lubiantograd!

martedì 6 novembre 2012

PRIMA PUNTATA

...IL LUPO NON PERDE IL VIZIO

"...Beh... tu fai sempre cose interessanti...sei sempre in giro...ma sai che non ho mai capito bene...come...si, cioé....ma alla fine, tu che lavoro fai, esattamente?". Bah....Bella domanda, specie in questi periodi, penso io. Imbastisco una risposta: "Sai, ho studiato scienze della comunicazione.... - l'espressione del mio interlocutore vira verso la perplessità, sta pensando "bravo coglione" – "per un po' ho fatto il giornalista sportivo..." - l'espressione incerta si rinforza - "Poi ho fatto un tirocinio all'Istituto di Cultura di Vilnius..." - l'espressione vra verso l'interrogativo ("che cos'è Vilnius?") "...in Lituania". Alla parola Lituania, si accende una lampadina, nell'angolo dell'occhietto, che diventa vispo. Blatero ancora qualcosa, ma le sue sopracciglie si aggrottano: l'attenzione è rimasta sulla Lituania. Io continuo a parlare, ma niente... "Poi ho fatto un tirocinio a Budapest, lavoravo a Radio Romania Internazionale...". Din! Din! Suona la campanella: Lituania – Romania. L'espressione cambia: "beh, non è così coglione come pensavo". Proseguo nello sproloquio, ma l'attenzione è sempre sul binomio Romania-Lituania. "E poi sono stato otto mesi in Danimarca, a Copenhagen, lavoravo nello sport...". "Terno!" pensa il mio interlocutore: Lituania-Romania-Danimarca. Io continuo a blaterar qualcosa, ma vengono percepite solo alcune parole sommarie "Progetti europei...Dialogo interculturale...Attività fisica". "Ecco, attività fisica" pensa il mio interlocutore, posso dire qualsiasi cosa, ormai è conquistato. Quando arrivo al "E poi ho insegnato italiano a Belgrado, in Serbia". A quel punto l'interlocutore esplode, mi interrompe con aria compiaciuta, le domande o le osservazioni sono le più disparate. E non ho avuto tempo di dirgli che son tornato in Romania, in Transilvania, a Cluj Napoca, a far "volontariato".

Indubbiamente, sia tra gli ometti che tra le femminucce, la prima connessione che l'italiano medio fa quando sente Lituania-Romania-Denimarca-Serbia (e ora Slovenia) è una sola. Ed è universale: vale anche per paesi come Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Russia, Lettonia, Estonia, Croazia e quant'altro. E già la sapete tutti.

La domanda ricorrente, con aria furbetta, è "Ti sei divertito, vero?", che però assume diverse sfumature in funzione di chi la pone. In un caso, si fantastica sulle sconcerie più assurde, mentre dalla bocca esce un "Un mio amico ha fatto l'Erasmus e mi ha raccontato che ha conosciuto una...". Nell'altro caso, una punta di acidità, porta a pensare alle malattie veneree, alle gravidanze indesiderate dovute all'alchool, all'assenza genetica di cellulite, forse a qualche cuore spezzato...La frase ricorrente è "Si, ma alla fine sono meglio le italiane...no?". Non so, non credo che la nazionalità sia una variabile rilevante per definire una persona.

In alcuni casi, la discussione va verso la geografia. In questo caso a farla da padrone è l'indefinito e ampio concetto di "Lì". Di solito l'espressione è "Ah...Torni lì...Beh, se ti sei trovato bene...!". Certo, provo a chiedere lì dove: in Lituania, Romania, Danimarca, Serbia e Slovenia. Espressione incerta, panico, silenzio imbarazzante, il topolino gira la ruota cercando una scappatoia, spulciando in tutti i micro-cassetti qualcosa di correlato all'Europa, una goccia di sudore inumidisce i capelli, finché il topolino partorisce un "Ma Stoitckov è bulgaro, vero?". "Si". "E tu in Bulgaria non ci sei ancora stato....". "No". "Lì hanno gli Euro?". "In Bulgaria?". "No, lì dove vai tu". "In Slovenia? Si". "Oh! Ma davvero?". "Si". "E come ci vai? In aereo?". "Vado in macchina". "Ma davvero? Non è lontano?". "No, cinque ore e sei lì: è subito dopo Trieste". "Ah! Bene! Non ci sono mai andato a Trieste, mi manca quella zona là...". "E dovresti andarci, non è male". "Ma l'Italia proprio non ti piace? Non puoi trovare un "posto" qui?" (per la cronaca, il concetto di "posto" è ampio quasi tanto quanto "lì", ma si applica a una generica attività retribuita, possibilmente a tempo indeterminato. "Beh, tieni conto che in Slovenia gravito tra professori universitari, amministratori pubblici, coordinatori di associazioni, direttori di enti, professionisti, giornalisti e quant'altro. Mentre in Italia...." L'interlocutore sembra capire ciò che intendo dire, senza assumere tuttavia un'espressione aria convintissima.

Mentre scrivo, penso che forse sono "choosy" - come direbbe un ministro dalla lacrima facile - nel rifiutare un simpatico co.co.co. in un call center. O forse sono solo europeo, cittadino di almeno 27 paesi, pronto a far la valigia se l'opportunità auspicata spunta oltre le Alpi. Per la cronaca, al momento sono in Slovenia. Ho ricevuto un finanziamento europeo nell'ambito del programma Grundtvig per effettuare un assistentato dalla durata variabile (dai 9 ai 10 mesi – l'Agenzia ancora non mi ha dato la conferma ufficiale) presso Spolint, un interessante istituto che promuove l'uso dello sport e dell'attività fisica in varie politiche sociali, in relazione a vari gruppi (bambini, anziani, persone con disabilità, stranieri, profughi,...), per promuovere varie finalità (inclusione sociale, dialogo interculturale, salute, ...).

"...Beh... tu fai sempre cose interessanti...sei sempre in giro...ma sai che non ho mai capito bene...come...si, cioé....ma alla fine, tu che lavoro fai, esattamente?". Bah...bella domanda...